SaggioPodcast #89 - Recensione MacBook Air 2018

Benvenuti alla puntata numero 89 del Saggio Podcast.

State per ascoltare la recensione del MacBook Air 2018 pubblicata sul sito saggiamente.com.

Se gradite questo tipo di attività, vi preghiamo di dedicarci qualche secondo per farcelo sapere,

lasciando una recensione per il nostro podcast su iTunes o sull'app Podcast per iOS.

La cosa che preferisco nelle recensioni dei computer è che posso scriverle usandoli.

Lo sto facendo proprio ora con il MacBook Air 2018,

aggiornamento attesissimo di uno dei computer Apple di maggior successo nell'ultima decada.

Tutti ricordano la presentazione che ne fece Steve Jobs al MacBook Air 2018,

estraendolo da una busta postale per documenti, con grande stupore del pubblico.

Quel momento rimarrà nella storia,

ma i motivi per cui il MacBook Air si rivelò un faro per tutta la categoria

si trovano in ciò che Jobs disse prima di mostrarlo.

Prese come esempio uno dei portatili compatti più apprezzati dell'epoca,

un Sony Vaio serie TZ,

e fece notare alcuni dei principali limiti della categoria,

come le tastiere miniaturizzate, le prestazioni contenute,

schermi piccoli da 11 o 12 pollici,

e soprattutto dei case troppo spessi.

Jobs presentò l'Air con le parole "Wall Thinness Notebook",

e lo dimostrò sul palco.

L'Air del 2008 è stato il primo esemplare di un nuovo tipo di portatile.

Tuttavia, il modello più iconico, e che ha dato origine a tutta una serie di cloni,

fu quello del 2010,

che cambiò il design, ridusse il listino,

ed introdusse la variante da 11 pollici,

oltre a miglioramenti a tutto tondo per l'hardware,

tra cui il disco flash di serie.

Per quasi cinque anni,

è stato il portatile più interessante del mercato,

capace di convincere anche molti utenti Windows.

Era il più sottile e leggero, certo,

ma era anche abbastanza veloce,

e con un'ottima autonomia,

una tastiera comoda,

un trackpad eccellente,

ed uno schermo generoso con una qualità superiore rispetto al mercato di allora.

In sintesi, è stato un vero e proprio punto di svolta per l'intera categoria,

e ci sono voluti diversi anni prima che i concorrenti riuscissero ad avvicinarlo,

e poi a superarlo.

Nel 2016,

Apple ha presentato il MacBook Retina,

un 12 pollici ancor più compatto e leggero,

con cui ha portato all'estremo il concetto di portabilità.

L'esperimento è per molti versi riuscito,

ma non sul piano commerciale.

Quell'unica porta USB-C ha polarizzato molti dei commenti negativi,

e le vendite non hanno mai equiparato quelle del vecchio Air.

Quest'ultimo ha subito un piccolo incremento di frequenza del processore base nel 2017,

ma tutto il resto è rimasto congelato al 2015,

continuando tuttavia a vendere come entry-level tra i portatili Apple,

preferito spesso al MacBook per il prezzo inferiore e la maggiore dotazione di porte.

Ancora oggi c'è qualcuno che lo compra quando va in offerta nelle catene di elettronica a meno di 800€,

ma non rappresenta più una scelta vantaggiosa.

Riprendere in mano il brand Air nel 2018 è stata dunque una scelta comoda dal punto di vista dell'immagine,

perché evoca un passato glorioso e al tempo stesso ci avvicina alla completa dismissione del vecchio,

che immagino avverrà nel corso del futuro.

La nuova generazione arriva in un momento storico molto diverso,

perché oggi Apple non è l'unica a realizzare buoni portatili.

Il MacBook Air 2018, ad esempio, non è il più sottile della categoria,

anzi, nella parte alta del tradizionale cuneo è più spesso dell'attuale MacBook Pro.

Il processore utilizzato, uno solo per tutti i modelli, è di classe Y e non più U,

scendendo al livello del MacBook ed allontanandosi dalla parte alta.

Il design si fa forte di quel family feeling che ancora oggi piace e sfoggia nuove tinte per ammaliare l'occhio,

ma non è nulla di nuovo e rischia di passare del tutto inosservato in confronto a ciò che ci propone oggi il mercato.

In sintesi, se il primo Air era una rivoluzione pazzesca per l'epoca,

il nuovo modello presentato nel suo decennale è uno fra tanti,

non avendo neanche una frazione della portata innovativa dell'originale.

A suo modo è stato molto più dirompente il MacBook Retina, senza ventole e con una sola porta,

e ancora di più il Pro con Touch Bar.

Tutto nel nuovo MacBook Air è migliorato, ma si è semplicemente adattato ai tempi,

mentre il suo antenato li dettava.

Probabilmente la mossa più coerente dal punto di vista della line-up

sarebbe stata quella di aggiornare processore, porte e tastiera anche sul MacBook 12 pollici

e presentare questo come variante più grande,

ma l'opportunità di sfruttare il nome Air a dieci anni di distanza era troppo ghiotta per lasciarsela scappare.

Inoltre, il MacBook non ha riscosso il successo sperato,

e dopo due aggiornamenti con cadenza annuale,

Apple ha deciso di lasciarlo fermo al 2017, in attesa di definirne il prossimo futuro.

Qualcuno ha pensato ARM?

Per giunta oggi costa di più del nuovo Air, ed offre di meno.

A me piacerebbe un MacBook fedele all'originale, versatile e più economico possibile,

ripescando anche il policarbonato bianco o colorato, se necessario, e senza schermo Retina,

ma non rientrerebbe nell'attuale strategia extra-lusso di Cupertino.

Mettendo da parte il nome Air,

la cui pesante eredità era comunque difficile da rispettare,

il nuovo portatile ha comunque molte frecce al suo arco,

e si propone come trade-union tra MacBook e MacBook Pro.

Un elemento che rende chiaro l'intento è la tastiera,

dove troviamo l'ultimo meccanismo a farfalla di terza generazione e il Touch ID, ma senza Touch Bar.

Personalmente trovo che i tasti funzione fisici siano ben più comodi,

ed offrano una maggiore sicurezza all'utente,

perché sono sempre lì al loro posto, si sentono sotto le dita e non si possono schiacciare inavvertitamente.

La Touch Bar è promettente, e mi auguro che possa migliorare in futuro,

magari aggiungendo una risposta fisica alla pressione, stile Taptic Engine,

ma al momento ne faccio volentieri a meno.

Di contro apprezzo molto il Touch ID, e quindi trovo ideale la dotazione del MacBook Air 2018.

Come già riscontrato nell'ultimo MacBook Pro,

gli elementi di silicone sotto i tasti non li rendono poi così silenziosi,

però dovrebbero evitare che si incastrino per la polvere,

e la corsa, un po' più alta rispetto al MacBook,

ma ha la tastiera a maggiore concretezza.

Amo non dovermi preoccupare di toccare involontariamente i tasti virtuali della Touch Bar,

e al tempo stesso poter attivare quelle funzioni senza guardare in basso.

Per il Touch ID ho solo pensieri positivi:

è preciso, comodo e sicuro,

decisamente una spanna sopra rispetto alle controparti in ambiente Windows.

In futuro Apple potrebbe portare anche il Face ID sui propri portatili,

ma prima è necessario trovare una collocazione per gli elementi hardware,

che stanno nella cornice di iPhone ed iPad Pro,

troppo spessi per essere inseriti nello schermo dei MacBook,

e non ce la vedo Apple che propone un sistema di accesso basato solo sulla cam frontale.

Lo schermo ha una cornice nera e sottile,

che lo rende simile agli ultimi MacBook Pro e molto diverso dal vecchio Air.

A guardarlo oggi, quel grosso bordo argentato del precedente è un chiaro segno del tempo passato,

nonché complice della maggiore dimensione del portatile.

Il nuovo modello è visibilmente più piccolo e con un rapporto migliore tra schermo e superficie.

A me non piace molto la differenza di spessore della cornice,

che è più sottile ai lati come nel MacBook Pro,

ma capisco che pareggiarla avrebbe aumentato inutilmente la larghezza del computer,

e in fin dei conti non disturba più di tanto.

Il vecchio pannello era un TN con 1440x900 pixel,

mentre il nuovo è di tipo IPS e si può freggiare del titolo Retina

grazie ad una risoluzione di 2560x1600 a 227 ppi.

È importante sottolineare che su macOS

Apple ha realizzato un metodo di rendering in iDPI così valido

che non richiede rapporti interi per scalare le immagini a schermo.

Il primo computer su cui abbiamo visto questa tecnologia è stato l'iMac 27 pollici 5K,

dove ogni pixel virtuale della scrivania è creato con 4 pixel fisici,

dividendo la risoluzione per 2 ed ottenendo uno spazio di lavoro

sostanzialmente identico a quello da 2560x1440 pixel del modello non Retina.

E così anche per il 21,5K,

che ha uno spazio di lavoro full HD sfruttando un pannello che in realtà è ultra HD.

L'incremento di densità è ciò che rende più nitidi gli schermi Retina,

sia su iOS che macOS, ma su quest'ultimo Apple usa con ottimi

risultati anche fattori di scala non interi.

Basta provare le impostazioni monitor

ridimensionate, identificate dai nomi testo più grande o più spazio,

per vedere come la qualità delle immagini, dei testi e delle interfacce non viene

modificata negativamente mentre se ne modifica la dimensione.

Questa flessibilità le ha consentito di offrire scrivanie di lavoro non più

vincolate ad un esatto dimezzamento della risoluzione del pannello.

L'effetto lo vediamo per ora solo nel mondo dei portatili, ma mi auguro che

Apple ne faccia tesoro e si decida a portare sul mercato desktop con schermi

superiori agli attuali 21,5 pollici e 27 pollici, senza necessariamente salire sul

gradino estremo degli 8K. Nel nuovo MacBook Air, così come nei Pro

13,3 pollici, il pannello ha effettivamente 2560 x 1600 pixel,

ma la scrivania di default equivale a 1440 x 900 pixel, offrendo uno spazio di

lavoro identico a quello dei modelli pre-retina, pur senza un effettivo raddoppio

dei pixel fisici. La qualità risultante è davvero ottima,

infatti la divisione esatta da 1280 x 800 pixel è presente solo come opzione secondaria.

Il pannello ha un buon contrasto ed un

effetto profondo, tuttavia non pareggia la qualità di quello presente nel modello

Pro per luminosità e colore. Ad essere del tutto onesti, non è una cosa

che si nota più di tanto nell'uso comune ed incide poco sulla qualità percepita.

In ambienti interni, la luminosità di 300 nits è già più che sufficiente, anzi eccede

il necessario, difatti lo uso quasi sempre al 70% anche di giorno.

È solo in esterno che i 500 nits del MacBook Pro offrono una marcia in più,

rendendo il display più chiaro in piena luce.

L'altro elemento di demerito dell'Air è nella fedeltà cromatica,

poiché supporta pienamente lo spazio colore sRGB, ma non il più esteso P3,

che troviamo negli schermi dei Pro e degli iMac.

Anche in questo caso, però, si tratta di una differenza che reputo non determinante.

La maggiore estensione si avverte solo con immagini che la sfruttano, e per quanto sia

apprezzabile in un confronto uno a uno, non se ne avverte la mancanza nell'uso comune.

Non è mia intenzione minimizzare queste differenze, ma solo sottolineare che guardando

i schermi dell'Air 2018 e del MacBook Pro si percepisce un passaggio da molto buono

ad ottimo, quindi le poche carenze sono ben più che tollerabili.

Manca all'appello anche la modalità True Tone automatica, che tuttavia è presente

solo nella più costosa variante del Pro con Touch Bar.

Per chi preferisce uno schermo più rilassante nelle ore buie, vi è comunque

la modalità Night Shift, attivabile a comando o con programmazione.

Il precedente MacBook Air aveva sul lato sinistro il MagSafe per la ricarica,

una USB 3 e l'uscita audio, mentre su quello destro c'era una Thunderbolt 2

con supporto video mini DisplayPort, una seconda USB 3 ed il lettore DSD.

Da qualche anno a questa parte Apple ci vuole convincere del fatto che questa

varietà di porte rappresenta il passato, così nel nuovo Air 2018 troviamo solo due

Thunderbolt 3 sulla sinistra, oltre all'uscita audio da 3,5 mm a destra.

Ognuna di queste supporta schermi, scambio dati, reti e connessione

diretta sul bus PCI Express fino ad un massimo di 40 Gigabit per secondo,

nonché la USB-C generazione 2 da 10 Gigabit per secondo con tutte le sue

derivazioni e Power Delivery per la ricarica in entrata e in uscita.

La flessibilità offerta da questa soluzione è nettamente superiore, visto che una sola

delle due Thunderbolt 3 è capace di amministrare tutta la pletora di vecchie

connessioni, lasciando anche spazio per altro.

Il problema è che queste non sono direttamente disponibili: si dovranno acquistare hub,

dongle, dock e adattatori nel numero e del tipo ritenuti utili all'utente,

cosa che rappresenta sia una spesa aggiuntiva che un fastidio direttamente

proporzionale al numero di utilizzi. Ci saranno casi in cui basterà un banale

convertitore da USB-C a USB-A da pochi spiccioli, ed altri in cui si passerà la

giornata a collegare hub e dongle per scaricare le foto dalla macchina

fotografica. Molto dipende dall'uso soggettivo, ma la

questione di fondo è che non ci sono alternative in casa Apple. Il MacBook 12

pollici sta messo molto peggio, con una sola porta e per giunta neanche Thunderbolt 3,

ma solo USB-C. Il MacBook Pro 13 pollici senza touch bar ha la stessa identica

dotazione, ed a salire nella gamma aumentano il numero di porte, ma sempre e solo Thunderbolt 3.

Altri produttori di computer portatili hanno preferito abbinare ad un numero

inferiore di nuove connessioni anche alcune di quelle vecchie, ottenendo risultati

certamente più pratici nel quotidiano, ma non altrettanta libertà di espansione. Apple lo ha

fatto nel mondo desktop, su iMac e Mac Mini, mentre sui MacBook ha deciso per un secco out-out.

Il risultato mi lascia ancora oggi un po' perplesso, poiché ci sono alcune situazioni in

cui mi rendo conto di quanto siano davvero potenti i due Thunderbolt 3, ad esempio quando

collego su una il box e il GPU con ricarica e sull'altra il monitor con un proprio dock,

ma è molto più frequente il caso in cui debba utilizzare adattatori in mobilità.

Alcuni pensano che ormai convenga acquistare solo dispositivi USB-C, così da essere pronti

per il futuro, ma questa strada nasconde delle insidie.

La più importante dipende dal fatto che

le USB-C non sono duplicabili facilmente come le vecchie Type-A.

Vi faccio un esempio concreto dalla parte

di chi ha voluto credere alle USB-C e ha comprato quanti più dispositivi possibile

in questo formato. Ho una pendrive, una scheda audio, un SSD esterno ed un lettore

di memoria SD in formato Type-C, ma non c'è modo di collegarli tutti insieme

nelle due porte del MacBook Air, perché servirebbe un hub

che occupi una USB-C e te ne dia un numero maggiore in uscita.

Dispositivi del genere sembrano una chimera,

difatti ne abbiamo scovato solo uno che però sembra avere limitazioni di banda

ed alimentazione. Alternativamente si dovrebbe comprare un

costoso dock Thunderbolt 3, il quale potrebbe coprire fino a 4 USB-C.

Se invece avessi avuto gli stessi dispositivi in formato USB-A, li avrei potuti collegare

con un banale ed economico hub ad una singola porta USB-C, lasciando l'altra libera per monitor

e ricarica. In sintesi, questa nuova connessione rappresenta il futuro in qualità di aggregatore,

ma quelle precedenti sono ancora oggi necessarie, oltre che più diffuse.

Se usassimo solo dispositivi USB-C, le due porte del MacBook Air sarebbero

un'enorme limitazione, perché potremmo collegare soltanto un dispositivo e ricaricare.

Quindi il punto è che per sfruttare bene le nuove connessioni sono più utili quelle vecchie.

Ironico, vero?

Grazie al passare degli anni, nel nuovo Air ci sono

miglioramenti anche per la connettività senza fili, ma non così rilevanti.

Il WiFi era già di tipo AC nel precedente

modello e rimane tale in quello del 2018, mentre il Bluetooth passa da 4.0 a 4.2,

non beneficiando quindi degli ulteriori vantaggi per portata e connessione audio multipla del 5.0.

La camera frontale rimane sempre a 720p, mentre c'è un netto miglioramento per le

casse integrate, che ora risultano simili a quelle del Pro da 13 pollici per

volume e soprattutto qualità della riproduzione.

Apple ha deciso di proporre il MacBook Air 2018 come un computer fatto e finito,

riducendo il più possibile le scelte per l'utente.

In particolare ci sono due nuovi paletti, lo schermo e il processore.

L'assenza del modello da 11 pollici mi sembra confermare quanto dicevo inizialmente,

ovvero che più che di un Air, qui stiamo parlando di un MacBook aggiornato e con

uno schermo più grande, ma le riflessioni sui nomi possono apparire futili.

Quindi parliamo dell'imposizione

dell'unico processore. Si tratta di un Intel Core i5 della serie

Amber Lake con 1,6 GHz di clock ed un turbo boost che può raggiungere 3,6 GHz.

Sulla carta notiamo un miglioramento, seppur piccolo, rispetto al vecchio Air

carrozzato con i7, ma quello usava CPU Broadwell della serie U che oggi

equipaggiano i MacBook Pro. In sostanza siamo andati avanti, e di poco, solo per via

delle diverse generazioni di mancati aggiornamenti, ma la classe di processori ha subito in

realtà una riduzione nell'ottica dei consumi minori.

Anche da questo punto di vista il nuovo Air si presenta simile al MacBook, che in

teoria vanta una CPU i7 persino più veloce, pur essendo più vecchio.

La differenza a favore dell'Air è tutta giocata su un unico elemento: la ventola.

Il MacBook è un computer completamente

fanless, quindi silenzioso come un iPhone o un iPad, ma questa sua caratteristica

rende più difficile dissipare il calore e lo porta a raggiungere il tetto di sicurezza

con troppa facilità, riducendo le frequenze operative per compensare.

In sostanza va più lento quando gli chiediamo di andare più veloce.

Nella prima generazione il problema era

gravoso, nell'ultima molto meno, ma rimane una sua caratteristica.

La CPU dell'Air 2018 ha un TDP massimo di 7 Watt, superiore ai circa 5 Watt di quelle

nei MacBook 2017, ma la presenza di una ventola consente di

contenere meglio il surriscaldamento, così il thermal throttling non è sempre dietro

l'angolo ad aggredire le prestazioni.

Il contraltare è che non risulta altrettanto

silenzioso, ma è decisamente meglio così, visto che questo portatile si propone di

essere una piccola, ma valida, macchina da lavoro.

Ho realizzato pochi benchmark per questa

recensione, poiché non è un prodotto nato per attività troppo avanzate e mi vorrei

concentrare maggiormente sull'esperienza d'uso.

Ho ripescato un MacBook Air 2015 per fare anche un confronto sul campo tra i due e

devo dire che l'impressione non è così positiva per il nuovo modello.

È vero che nei test va più veloce, così come nelle operazioni complesse che vanno

dalla codifica video alla compressione dei file, ma nell'uso quotidiano a volte

dimostra una minore fluidità. Con il nuovo Air si viaggia in generale più

spediti e anche se il disco PCI Express non è veloce come quelli dei MacBook Pro,

quando si lavora con una applicazione questo si comporta in generale molto bene.

Sono riuscito anche a editare delle

fotografie con un discreto catalogo di Lightroom o ad utilizzare Photoshop con

progetti di media

complessità, anche se va certamente meglio adoperando software più Mac-oriented

come quelli della suite Affinity o lo stesso Final Cut Pro X, che

insospettabilmente ci fa lavoricchiare bene su progetti a 1080p.

Il problema che ho personalmente riscontrato si presenta quando si lavora

in multitasking con diversi software, specie se questi hanno dei picchi di

attività rilevanti, ad esempio quando si ha Mail in background che scarica un bel

po' di posta, Safari in riproduzione video o magari Dropbox e iCloud che

ottimizzano un discreto quantitativo di file.

In tutti questi casi e in altri simili, la richiesta di prestazioni sembra essere

gestita in modo subottimale, rendendo il computer meno reattivo.

Non gli manca la capacità di calcolo, perché se si avvia un'operazione la

esegue, tuttavia si avverte come un leggero ritardo che sparisce solo quando

si chiudono una o tutte le app che lavorano in background.

Per il mio uso tipico di un portatile con cui tendo a svolgere compiti non troppo

gravosi, ma in buon numero e spesso in

parallelo, l'esperienza non è stata così appagante come speravo.

Con un impiego analogo, il MacBook Pro base

da 13 pollici offre maggiore dinamicità e senza rinunce.

Nel complesso, l'Air 2018 si conferma essere un parente stretto del MacBook,

ereditando un approccio più leggero al lavoro ed andando incontro ad un'utenza

non molto esigente. La presenza della ventola aiuta a mantenere

la frequenza nominale più a lungo.

Tuttavia, questa CPU, che non è nata per i carichi pesanti, sembra faticare anche con

un approccio leggero ma dinamico del computer, con tante app in esecuzione

simultanea ed un passaggio rapido tra l'una e l'altra.

La resa con attività semplici e complessivamente valida, e seppure il

rapporto prezzo prestazioni non sia davvero conveniente, ci offre un pacchetto

di qualità ed ergonomia di ottimo livello.

Convince abbastanza l'autonomia che, grazie alla riduzione dei consumi rispetto al

vecchio modello, rimane molto elevata pur con una batteria che scende da 54 a 50Wh.

Si raggiungono

molto 10 ore di uso misto, ma ricordate che la presenza del chip T2 e delle sue

attività in background può portare ad un sensibile consumo anche in stand-by, per

cui vi conviene disattivare tutte o alcune delle sue funzioni se non volete trovarlo

molto scarico dopo un paio di giorni di inattività.

Il MacBook Air 2018 è un portatile bello,

sottile e leggero, con uno schermo di buona qualità, una tastiera comoda e un trackpad

eccellente. Esattamente allo stesso modo si poteva definire il primo esemplare del

MacBook, ma ora sono passati 10 anni.

Questo nuovo modello non innova o inventa nulla.

Non è economico, né particolarmente sottile e leggero.

Si presenta come un incrocio tra il MacBook 12 pollici e il Pro da 13 pollici,

con un carattere poco definito.

A me piace molto la tastiera con Touch ID, ma senza Touch Bar.

Tuttavia, fatico a considerarlo un acquisto consigliabile.

Costa 1.379 euro con un disco inutile da 128 GB e si sale a

1.629 euro per quello da 256 GB.

Mentre il MacBook Pro 13 pollici senza

Touch Bar si trova su Amazon a 200 euro in meno.

È vero che si tratta di un modello del 2017, perché Apple ha aggiornato solo quelli

con Touch Bar nel 2018, ma ha processori, scheda grafica, disco e schermo migliori,

più flessibilità nella configurazione e quasi nessuna rinuncia in ordine di

dimensione e peso. Praticamente occupa lo stesso spazio e pesa

solo 100 grammi in più, mentre l'autonomia è inferiore, ma di un 20% scarso.

L'unica cosa che gli invidia davvero è il Touch ID.

Questo tipo di concorrenza in casa non è mai stata disdegnata da Apple, perché fin

tanto che ci vende un computer poco importa quale sia.

Ma di certo manca una suddivisione coerente in termini di offerta.

Problema dovuto al fatto che non tutte le linee di prodotto vengono aggiornate con

costanza, ma i prezzi non scendono quando invecchiano, almeno non nei loro negozi.

Inoltre il nuovo corso dei MacBook Pro dal 2016 li ha portati ad una perdita di peso

e volume, nonché a contenere i consumi per migliorare l'autonomia, rendendoli già di

fatto gli eredi dell'originale Air. In questo momento serviva qualcosa di più

per giustificare il nuovo prodotto e il ripescaggio del nome, o al massimo

qualcosa in meno, posizionandolo in una fascia intorno ai 1000 euro.

Per quel che è, per il prezzo a cui è

proposto, il MacBook Air 2018 non sembra avere molto da dire, sia in

relazione ad un mercato generalista con qualità e prezzi sempre più convincenti,

sia per l'attuale proposta interna ad Apple.

Questa recensione è stata scritta e letta da Maurizio Natali.

La versione integrale, corredata da immagini, la trovate sul sito saggiamente.com.

Autore dei sottotitoli e revisione a cura di QTSS

Autore dei sottotitoli e delle caratteristiche di QTSS